Meccanismi sociali

“In God we trust; all others must bring data.” -W. Edwards Deming

Scalfari e la “Teoria cospiratoria della società”

Mi è capitato sott’occhio uno dei lunghi editoriali domenicali di Eugenio Scalfari (che, quando capita Repubblica sotto mano, leggo avidamente, curioso di monitorare i picchi di vanagloria raggiunti dal personaggio), relativo alle recenti turbolenze finanziarie in casa Euro. Il contenuto in sè non è problematico: semplicemente Scalfari, come al solito, non ha idea di cosa stia parlando, ma con un’abile prosa tenta di convincere il lettore esattamente del contrario (cfr. la supponenza del preambolo all’articolo: «In alcuni casi queste diversità sono dovute ad una scarsa conoscenza dei meccanismi operativi della speculazione e degli obiettivi che essa si propone». Meccanismi, non possiamo che supporre, che Scalfari conosce a meraviglia). La cosa sinceramente fastidiosa (e preoccupante, vista la recente recrudescenza di quel fenomeno di fanta-scemenza collettiva di critica del signoraggio) è l’ennesima riproposizione di quel modo di pensare che Karl Popper etichettava come “teoria cospiratoria della società”. Riporto, tratto dal classico “La società aperta e i suoi nemici“, Vol. 2, pp. 113-114, l’esposizione per sommi capi della stessa teoria, ove viene messa in luce l’origine, in ultima analisi religiosa, di tale mind-set:

Illustrerò brevemente una teoria che è largamente condivisa, ma che presuppone quello che considero precisamente il contrario del vero fine delle scienze sociali: quella che chiamo “la teoria cospiratoria della società”. Essa consiste nella convinzione che la spiegazione di un fenomeno sociale consista nella scoperta degli uomini o dei gruppi che sono interessati al verificarsi di tale fenomeno (talvolta si tratta di un interesse nascosto che dev’essere prima rilevato) e che hanno progettato e congiurato per promuoverlo.

Questa concezione dei fini delle scienze sociali deriva, naturalmente, dall’erronea teoria che, qualunque cosa avvenga nella società – specialmente avvenimenti come la guerra, la disoccupazione, la povertà, le carestie, che la gente di solito detesta – è il risultato di diretti interventi di alcuni individui e gruppi potenti. Questa teoria ha molti sostenitori ed è anche più antica dello storicismo (che, come risulta dalla sua forma teistica primitiva, è un derivato della teoria della cospirazione). Nelle sue forme moderne esso è, come lo storicismo moderno e come un certo atteggiamento moderno nei confronti delle “leggi naturali”, il tipico risultato della secolarizzazione di una superstizione religiosa. La credenza negli dèi omerici le cui cospirazioni spiegano la storia della guerra di Troia è morta. Gli dèi sono stati abbandonati. Ma il loro posto è occupato da uomini o gruppi potenti – sinistri gruppi di pressione la cui perversità è responsabile di tutti i mali di cui soffriamo – come i famosi saggi di Sion, o i monopolisti, o i capitalisti, o gli imperialisti. […]

Cospirazioni avvengono, bisogna ammetterlo. Ma il fatto notevole che, nonostante la loro presenza, smentisce la teoria della cospirazione, è che poche di queste cospirazioni alla fin fine hanno successo. I cospiratori raramente riescono ad attuare la loro cospirazione.

Quello contro cui si scontrano le paure di Scalfari è in realtà la croce e la delizia delle scienze sociali. Per riprendere ancora una volta Popper: «Bisogna iconoscere che la struttura del nostro ambiente sociale è, in un certo senso, fatta dall’uomo; che le sue istituzioni e tradizioni non sono il lavoro nè di Dio nè della natura, ma i risultati di azioni e decisioni umane, ed alterabili da azioni e decisioni umane. Ma ciò non significa che esse siano tutte coscientemente progettate e spiegabili in termini di bisogni, speranze e moventi. Al contrario, anche quelle che sorgono come risultato di azioni umane coscienti e intenzionali sono, di regola, i sottoprodotti indiretti, inintenzionali e spesso non voluti di tali azioni» (p. 112). Uno degli esempi più spesso citati riguarda il comportamento delle imprese su un mercato non concorrenziale, e rientra nella categoria di azioni “non-logiche” (discrasia tra fini individuati soggettivamente e fini realizzati oggettivamente) individuata da Pareto. L’obiettivo delle imprese è ottenere un profitto: se esistono delle rendite sul mercato (come in una situaziona di oligopolio) un’impresa, a meno di creare un cartello, per vendere più dei concorrenti può abbassare i prezzi nel tentativo di scavalcare le altre imprese e vendere una quantità maggiore di prodotto. Le altre imprese, vedendo ridursi le vendite, seguiranno lo stesso comportamento, pena l’uscita dal mercato: così facendosi concorrenza sui prezzi il risultato è che i profitti verranno azzerati per tutti, contrariamente alla volontà iniziare dei singoli imprenditori. Insomma: non è possibile prevedere lo stato futuro di un sistema semplicemente a partire dalle preferenze (o dalla volontà) del singolo individuo, a prescindere dal sistema di interazioni che viene a crearsi tra i componenti del sistema sociale stesso (ad esempio gli scambi sul mercato di un aggregato di imprese che tentino di massimizzare il profitto individualmente). Analogamente è difficile immaginare i sistemi sociali come integralmente deterministici. Mentre è possibilie individuare una parte sistematica dei meccanismi sociali sottostanti (che è quello che si tenta effettivamente di spiegare nelle scienze sociali), le realizzazioni effettive sottostanno comunque a una componente di aleatorietà, impossibile da prevedere anche nelle ripetute colazioni segrete dei CEO di JP Morgan, Bank of America, Goldman Sachs etc. (e che questo sia dovuto alla natura intrinsecamente stocastica dei processi sociali o alla nostra ignoranza in merito alle condizioni di partenza di tali processi è, allo stato delle conoscenze attuali, come nota Maurizio Pisati, questione che ha più a che vedere con la metafisica che non con la scienza – a meno di attribuire al circolo “dei 9” capacità oltre-umane). Di sicuro si può trovare qualcosa di meglio delle teorie complottiste di derivazione vetero-marxista per rilanciare un pensiero di sinistra sempre più in affanno.

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