Meccanismi sociali

“In God we trust; all others must bring data.” -W. Edwards Deming

Un paio di fatti aggregati sulla Libia

E’ dall’inizio della rivolta in Libia del febbraio scorso che su Facebook, blog e internet in generale trovo una serie di post che ci spiegano ex cathedra, snocciolando fior di dati, quale meraviglioso paradiso sia stata la Libia nei quarant’anni della Jamahiriya. Il sunto degli argomenti è il seguente (non ho trovato la fonte originaria, ma è sicuramente identica per tutti i post succitati, in quanto gli argomenti e i numeri son gli stessi fin nelle virgole):

La Libia, al contrario, non è (non era) nelle stesse condizioni di povertà di Egitto e Tunisia. La Libia ha il più basso tasso di mortalità infantile di tutta l’Africa; la Libia aveva la speranza di vita (75 anni) più alta di tutta l’Africa; meno del 5% della popolazione era denutrita (il governo libico ha abolito tutte le tasse sul cibo); la Libia aveva il più alto prodotto interno lordo (il PIL pro capite raggiunge i 13.800 dollari annui) a parità di potere d’acquisto (PPA) pro capite di tutta l’Africa; la Libia aveva il più alto indice di sviluppo umano di qualsiasi paese del continente africano; la Libia ha una percentuale di persone che vivevano al di sotto della soglia di povertà inferiore ai Paesi Bassi; La Libia aveva un tasso di carcerazione inferiore alla Repubblica Ceca.

Controllando i dati dal fondo: la Libia ha una popolazione carceraria inferiore alla Repubblica Ceca (12.905 contro 22.575), non un tasso di carcerazione inferiore alla Repubblica Ceca. Pensavo insegnassero già dai primi anni delle scuole superiori la fallacia insita nel ragionare per cifre assolute anzichè relative ma, a quanto pare, tocca ripetersi. Perchè la Libia, con una popolazione di circa 6 milioni di persone, ha uno dei tassi di carcerazione più elevati di tutta l’Africa (come efficacemente illustrato da questa figura, e dai dati a cui fa riferimento). Di contro ha un tasso non troppo lusinghiero di carcerazione preventiva (curiosamente vicino all’Italia – e qui evito commenti rispetto al fatto se sia un onore per la Libia essere vicino all’Italia o un disonore per l”Italia essere tanto vicina alla Libia). Il confronto con la Repubblica Ceca non può che avere natura retorica, come facilmente intuibile dalla particolarità dell’accostamento. Chi avesse voglia di approfondire può leggersi il rapporto di Human Rights Watch sulla trasparenza dei dati e delle condizioni relative alla popolazione carceraria libica (e sorvoliamo sulla disinvoltura con cui si parla delle suddette condizioni).

I dati sulla povertà sono solitamente un campo minato, soprattutto quando si tratta di comparazioni internazionali, a causa delle differenze nelle definizioni di cosa debba intendersi come “povertà”. L’articolo sembra invece reciso nell’affermare che la povertà (presumiamo assoluta) sia inferiore in Libia rispetto ai Paesi Bassi. Nemmeno vengono indicate, per inciso, le fonti da cui i dati sarebbero estratti. Tramite il sito dell’OECD, invece, si apprende che, nella definizione più sfavorevole all’Olanda di povertà relativa (60% del reddito mediano, post-tax post-transfers), la percentuale di persone ricadenti sotto tale definizione è pari al 14,3% a metà 2000. Per la Libia è disponibile una stima della World Bank per il periodo 2000-2005 (dal momento che pare che i dati sulla povertà in Libia siano tutt’altro che rilevati con trasparenza e continuità) del 14% rispetto alla linea della povertà nazionale (intesa come 2/3 del consumo medio). Se, ignorando sfacciatamente considerazioni di comparabilità causa mancanza dati, consideriamo che il consumo è solitamente inferiore al reddito, e confrontiamo i due dati (60% reddito mediano Paesi Bassi e 2/3 consumo medio Libia), in nessun caso sembra potersi concludere dai dati disponibili che la povertà relativa sia inferiore in Libia rispetto all’Olanda (mentre si trova in linea con Tunisia, Marocco, Algeria ed Egitto). Tanto più che il confronto pertinente sarebbe quello tra tassi di povertà assoluta (un paese con un reddito alto, come l’Olanda, avrà infatti un numero maggiore di persone sotto la linea della povertà relativa, ma probabilmente inferiore per quanto riguarda la povertà assoluta). I dati si possono trovare sul sito OECD stats, rispettivamente a “Social and welfare statistics/Social Protection/Income distribution-Poverty” e “African economic outlook/Statistical annex/Poverty and income distribution indicators” (disponibile, quest’ultimo, direttamente anche qui).

L’affermazione sul HDI, perlomeno, risponde al vero. Ci si potrebbe però chiedere se abbia un senso confrontare un paese come la Libia con i paesi dell’Africa subsahariana, e non con gli altri paesi nordafricani e del medioriente (come di solito in tutte le analisi comparative internazionali), dal cui paragone il primato libico verrebbe a sparire. Sui limiti, poi, del feticcio del HDI rispetto al PIL tocca citarmi. Resta comunque l’unico fatto obbiettivamente lusinghiero per il regime della Jamahiriya fino a ora.

Anche i dati sul PIL sono nella sostanza confermati (qui i dati IMF relativi a Libia e “vicini di casa”). Resta da chiedersi se tale fetta di PIL pro capite derivi dal petrolio (settore che va a formare un quarto del PIL) o dalla Jamahiriya, questione che viene totalmente elusa. Perchè se l’articolo non volesse vedere un nesso tra le due cose non si capirebbe il senso dell’intero discorso.

Per quanto riguarda la malnutrizione tramite dati World Health Organization (presi dal database World Bank) è possibile vedere come, per i bambini sotto i cinque anni, la Libia presenti un tasso del tutto analogo a Egitto e Marocco, ma superiore a Tunisia e Algeria (si veda qui e qui). Riguardo alla popolazione totale, è denutrito meno del 5% della popolazione anche in Tunisia, Marocco e Algeria (dati FAO). Un po’ meglio per quanto riguarda la mortalità alla nascita, ma del tutto analogo ai dati relativi a Tunisia ed Egitto (qui il grafico per la mortalità a un anno, qui a cinque anni). Per quanto riguarda le aspettative di vita alla nascita, poi, risultano identiche tra Libia e Tunisia (mentre effettivamente superiori agli altri paesi nordafricani).

Non corrisponde perciò al vero alcuna delle affermazioni sopra riportate (a parte quelle su HDI e PIL, che possono contare come una sola vista la forte correlazione tra i due indicatori). Verrebbe da dire poco male, se non si trattasse sotto mentite spoglie non tanto di una coraggiosa difesa di un paese sovrano attaccato, ma dell’ennesimo tentativo di accreditare la bontà, dopo la sconfitta del socialismo reale est-europeo, degli ultimi sistemi socialisti e totalitari rimasti (sorvolo sui post ampiamente diffusi relativi alla “vera” democrazia cubana o libica rispetto alle loro controparti europee e americane). Al di là della visione etica sottesa all’argomento (la sicurezza sopra la libertà – a cui si può solo rispondere col noto motto di Franklin), che viene comunque ridimensionata dal confronto con le performance di paesi omologhi ben più liberali della Libia, resta questa filosofia della miseria secondo cui sarebbe possibile o desiderabile rinunciare a tutte le libertà e ai diritti individuali acquisiti e, soprattutto, acquisibili, per raggiungere un tenore di vita (udite udite) superiore a quello dello Zimbabwe. Perchè il confronto che viene proposto mi sembra sostanzialmente questo. Belli (si fa per dire) i tempi in cui la superiorità del socialismo reale doveva confrontarsi con Europa e Stati Uniti.

4 responses to “Un paio di fatti aggregati sulla Libia

  1. damjanbnz October 23, 2011 at 2:49 pm

    Interessante, ma attento: la citazione parla di Paesi Bassi e tu fai il confronto col Belgio😉

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