Meccanismi sociali

“In God we trust; all others must bring data.” -W. Edwards Deming

La Casta e l’evoluzione della cooperazione

Interessante intervento di Fabrizio Cicchitto:

Negli Usa c’è sempre stata una contraddizione fra questa libertà [sessuale],che caratterizza anche quel Paese, e il peso della vita privata nella attivita’politica. Invece in Italia dopo il caso Montesi c’e’ stata una tacita convenzione, anche prima del ’68, per una totale separazione fra la vita politica e la vita privata,tant’e’che due leader democristiani notoriamente omosessuali non sono mai stati attaccati su questo terreno. Invece questa convenzione nel nostro Paese e’ saltata da quando Berlusconi è stato attaccato proprio su questo terreno perchè la sua vita privata è stata considerata da Repubblica e da alcuni magistrati il punto debole sul quale attaccarlo piu’ efficacemente.

Al di là dell’implicito riconoscimento del come, in una democrazia liberale, i comportamenti privati di uomini pubblici sono rilevanti per la buona gestione della cosa pubblica, come non ricordare gli studi di Robert Axelrod sull’evoluzione della cooperazione tra individui egoisti? In una serie indefinita di giochi non cooperativi tra agenti egoisti, e in cui il futuro si assume abbia un qualche peso, la cooperazione può emergere, sfuggendo alla strategia strettamente dominante di mutua defezione intrinseca al “dilemma del prigioniero” in un gioco singolo. Il risultato non è determinato a priori: se nella matrice dei pay-off si assume il valore presente scontato dei guadagni futuri di una eventuale mutua cooperazione (anzichè il valore di una singola mutua cooperazione, come in un gioco singolo), la cooperazione non sarà comunque una strategia strettamente dominante: se l’avversario defeziona il giocatore si troverà in una situazione peggiore rispetto in quella in cui avesse defezionato egli stesso (mentre, cooperando, si troverebbe in posizione migliore rispetto alla defezione, in caso anche l’altro cooperasse). Axelrod assume un approccio evoluzionistico: se giocatori che cooperano sempre come prima mossa, e seguono il principio di utilizzare come mosse successive la mossa del turno precedente del giocatore avversario (la cosiddetta strategia “Tit-for-tat“, o “Pan per focaccia” in italiano), si incontrano tra loro sufficientemente spesso (Axelrod calcola che, con la sua scelta dei parametri rilevanti – matrice dei pay-off e sconto del futuro – è sufficiente appena un 5% delle interazioni totali), e se la dimensione relativa di ogni “generazione” futura di giocatori risulta proporzionale al successo della precedente (si riproducono di più le popolazioni che prosperano maggiormente nelle fasi precedenti del gioco), la strategia cooperativa “invaderà” le altre, diventando maggioritaria. Non è difficle immaginare di applicare tale modello a un paese che teorizza esplicitamente il “tutti colpevoli, nessun colpevole”, la ricattabilità come prerequisito all’accesso in politica, o, come ci ricoda Cicchitto nel suo intervento, la convenzione implicita riguardo al parlare degli scandalucci altrui. La strategia cooperativa, nella storia della Repubblica, è indubbiamente stata dominante, tanto da risultare cristallizzata nella “sovrastruttura” culturale della penisola: interessante vederne le prime crepe e, soprattutto, le reazioni conservative dell’establishment alle prime defezioni di troppo a una norma così ben stabilita.

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