Meccanismi sociali

“In God we trust; all others must bring data.” -W. Edwards Deming

Sulla Libia (again…)

Gheddafi è morto. Stanno rispuntando quindi, sui Social Networks e Blogosfera, gli ennesimi fogli di propaganda atti a mostrarci quale incredibile paradiso fosse la Jamahiriya. I più audaci si spingono addirittura ad affermare come “la verità è che la Libia non è una nazione da liberare dal regime sanguinario di Mouammar Gheddafi, ma un prodotto da conquistare!”. Avendo già commentato i punti spuntati sulla bontà del sistema-paese Libia, passo al nuovo decalogo che viene e verrà riproposto con insistenza dopo la morte del Colonnello. Ovviamente non è segnalata alcuna fonte rispetto ai dati, pertanto mi metto nella posizione del dare per scontato che tutte le informazioni riportate siano veritiere (alcune sono palesemente false: a esempio in Libia le imposte dirette, per quanto ridotte, esistono). Più importante, mi sembra, fare il debunking di alcuni corto-circuiti logici rispetto a come funziona un’economia – qualsiasi economia.

La Jamahiriya libica garantisce:

– Elettricità domestica gratuita per tutti

– Acqua domestica gratuita per tutti

– Il prezzo della benzina è di 0,08 euro al litro

– Le banche libiche accordano prestiti senza interessi

– I cittadini non hanno tasse da pagare e l’IVA non esiste.

– Lo stato ha investito molto per creare nuovi posti di lavoro

Pare che fatichi a entrare nella capoccia di questi giovani rivoluzionari il fatto che un “pasto gratis” non esiste. E non per ragioni ideologiche, ma per una semplicissima questione di vincolo di bilancio. Se le public utilities forniscono servizi gratuiti non significa che non  abbiano costi: significa che i costi dei suddetti servizi vengono pagati con un metodo diverso rispetto alla tariffazione all’utente finale. In particolare se, come in Libia, la maggior parte delle persone è impiegata in imprese statali questo significa che una parte della produzione dei singoli cittadini viene trattenuta alla fonte e viene passata alle public utilities. Non vi è regime socialista che tenga che possa cancellare, per decreto, i costi del produrre un bene o un servizio. Se beni e servizi vengono distribuiti gratuitamente significa che li paga lo Stato tramite una parte del prodotto trattenuto dai lavoratori (qualche indicazione in questo senso è data dall’African Economic Outlook, sezione Macroeconomic Policy: «In 2010 public sector workers were exempted from income tax, a move which effectively raised incomes and narrowed the gap between public and private sector employees […]. A new civil service law was under consideration in early 2011 and was aimed at doubling public sector salaries in 2011 to reduce the gap with private sector wages»). O tramite gli introiti delle imprese petrolifere statali. Possono essere eliminati i “profitti” (inclusi gli interessi), vero. I profitti non sono, però, la parte maggiore del costo alla vendita di un prodotto. E resta il fatto che eliminando i profitti viene a sparire qualsiasi incentivo a ridurre i costi. E’ possibile, anzi, probabile, che il “costo” di un bene prodotto in un regime in assenza di profitti sia maggiore a quello corrispondente in un regime che li ammetta. E se è maggiore allora il basso prezzo al pubblico va sussidiato tramite la sottrazione di una parte di prodotto a chi produce.

Gli interessi a zero, poi, significano: o che il risparmio non viene remunerato (cioè: se non spendo tutto il mio reddito in consumi e lo metto in banca non mi vengono riconosciuti interessi: inflazione a parte, i consumatori non hanno alcun incentivo a posporre una parte dei loro consumi: ma allora da dove vengono i capitali che vengono a loro volta prestati? Vengono dalla tassazione del lavoro? O vi è una quota di risparmio obbligata a tasso zero?); o se vi è una remunerazione del risparmio ancora una volta viene effettuata tramite un trasferimento (una “tassa”) di risorse da chi produce a chi risparmia. Ancora sul discorso incentivi: tralasciamo pure l’incentivo, in realtà importante, a usare bene dei fondi che hanno un costo rispetto a fondi gratuiti. Se non vi sono interessi allora i fondi vengono allocati sulla base di direttive amministrative: il che vuol dire a totale discrezione delle autorità. Il discorso si fa già più diverso rispetto al “soldi a gratis per tutti gli uomini di buona volontà”.

– Il costo della vita in Libia è molto meno caro di quello dei paesi occidentali. Per esempio il costo di una mezza baguette di pane in Francia costa più o meno 0,40 euro, quando in Libia costa solo 0,11 euro. Se volessimo comprare 40 mezze baguette si avrebbe un risparmio di 11,60 euro.

Se il costo della vita in Libia è meno caro che in Francia, questo è perchè, uno, la Libia è un paese povero e, due, perchè l’impresa che produce il pane è pubblicamente sussidiata. Anche qua non c’è il pasto gratis, c’è il pasto nominalmente gratis pagato con una trattenuta alla fonte. Dire che la baguette costa meno in Libia, in termini reali, significa affermare che i libici sono più efficienti nel produrre pane: per ogni baguette utilizzano meno fattori di produzione (meno farina, acqua, lavoro, energia termica, …). Ora, che i libici siano più efficienti dei francesi nel produrre baguettes… diciamo che ho qualche dubbio.

– Il prezzo delle vetture (Chevrolet, Toyota, Nissan, Mitsubishi, Peugeot, Renault…) è al prezzo di costo

– Per tutti gli impiegati pubblici in caso di mobilità necessaria attraverso la Libia, lo Stato fornisce una vettura e una casa a titolo gratuito. Dopo qualche tempo questi beni diventano di proprietà dell’impiegato.

Se la Libia vende vetture costruite all’estero a prezzo di costo non può che significare che la differenza col prezzo di vendita ce la mette lo Stato, cioè i lavoratori che vengono espropriati di una parte del loro prodotto. Non mi metto nemmeno a discutere se sia giusto tassare i lavoratori che non vogliono acquistare un’automobile per permettere a chi la vuole di acquistarla a prezzo scontato. Anche qua no free meal. E si può sorvolare anche sul fatto se sia giusto che i salari siano decurtati alla fonte per far sì che i dipendenti pubblici possano avere delle automobili gratis…

– Tutti i cittadini libici che vogliono fare dei lavori nella propria casa possono iscriversi a una particolare organizzazione, e questi lavori saranno effettutati gratuitamente da aziende scelte dallo Stato.

Questo può essere espresso anche nel seguente modo: “in Libia è vietato scegliere l’impresa che si pensa possa fare il miglior lavoro al minor costo”. Se il lavoro vien fatto da cani potete (potevate) provare ad andare a chiedere il conto direttamente al Colonnello. Inoltre, anche qua, che lo paghi lo Stato significa semplicemente che il lavoro è pagato indirettamente dal cittadino.

– Per ogni studente che vuole andare a studiare all’estero, il governo attribuisce una borsa di 1.627,11 Euro al mese.

– Quando una coppia si sposa, lo Stato paga il primo appartamento o casa (150 metri quadrati)

– Ogni famiglia libica, previa presentazione del libretto di famiglia, riceve un aiuto di 300 euro al mese

– Esistono dei posti chiamati « Jamaiya », dove si vendono a metà prezzo i prodotti alimentari per tutte le famiglie numerose, previa presentazione del libretto di famiglia

– Tutti i pensionati ricevono un aiuto di 200 euro al mese, oltre la pensione.

– Tutti i cittadini della libia che non hanno una casa, possono iscriversi a una particolare organizzazione statale che gli attribirà una casa senza alcuna spesa e senza credito. Il diritto alla casa è fondamentale in Libia. E una casa deve essere di chi la occupa.

Queste sono prestazioni generiche di welfare che, più o meno generosamente, vengono garantite anche nei welfare state europei e non. E senza bisogno di instaurare una dittatura. Che una dittatura generalmente non sia incline a garantire uno Stato sociale ai cittadini, contrariamente alla brava e bella Jamahirya, è semplicemente smentito dalla storia.

– Nel servizio pubblico, anche se la persona si assenta uno o due giorni, non vi è alcuna riduzione di stipendio e non è richiesto alcun certificato medico

– Tutti gli studenti diplomati ricevono lo stipendio medio della professione scelta se non riescono a trovare lavoro

Se questi siano incentivi corretti per stimolare prodotto e innovazione lo lascio decidere alla coscienza dei lettori più accorti. Non mi aspetto certo di convincere i fan della Jamahiriya. Amen.

– La Libia non ha debito pubblico, quando la Francia aveva 223 miliardi di debito nel Gennaio 2011, che sarebbe il 6,7% del PIL. Questo debito per i paesi occidentali continua a crescere

Ammetto di non conoscere le tecnicalità con cui è gestito il debito pubblico libico. Detto questo, stando ai dati disponibili risulta che la Libia, ad oggi, ha un debito pubblico pari a circa il 3% del PIL, risultato recente visto che negli anni ’90 era intorno all’80%. Questo può significare una gestione più oculata della spesa (o, semplicemente, più “espropiativa”, caratterizzata da maggiori tasse o da un maggiore esproprio del prodotto dei lavoratori), o una fonte di introiti corposi e a buon mercato come quelli derivanti dal petrolio (che costituiscono l’80% delle entrate statali). Il vincolo di bilancio non scompare per magia. Se la Francia (o l’Italia) smettessero di spendere più di quanto raccolgono anche lì il debito pubblico verrebbe a ridursi. Non scomparirebbe per grazia divina.

– L’eguaglianza tra uomo e donna è un punto cardine per la Libia, le donne hanno accesso a importanti funzioni e posizioni di responsabilità.

– Ogni cittadino o cittadina della Libia si puo’ investire nella vita politica e nella gestione degli affari pubblici, a livello locale, regionale e nazionale, in un sistema di DEMOCRAZIA DIRETTA (iniziando dal Congresso popolare di base, permanente, fino ad arrivare al Congresso generale del popolo, il grande Congresso nazionale che si riunisce una volta all’anno) .

Mi risulta che in tutte le società occidentali avanzate vi sia uguaglianza tra uomo e donna e vi sia presenza di donne in posizioni di responsabilità. Se più o meno che in Libia non saprei. Detto questo, anche qua, non è necessaria l’instaurazione di una dittatura per ottenere questo risultato.

Riguardo alla democrazia diretta: ricordo solo che nel 1972 è stata vietata per legge la costituzione di partiti politici. Mentre i media liberi, semplicemente, non esistono (in quanto non solo strettamente controllati, ma perchè obbligati a operare “nel rispetto dei principi della rivoluzione“). La “democrazia diretta”, senza partiti e senza stampa indipendente, ma “controllata” dai Comitati rivoluzionari (analoghi a quelli cubani), è una delle caratteristiche che meglio si accompagna ai regimi totalitari, non certo ai paesi liberi. Se questo permetta di “investire nella vita politica e nella gestione degli affari pubblici, a livello locale, regionale e nazionale” liberamente, lascio alla coscienza del lettore.

5 responses to “Sulla Libia (again…)

  1. Mattia Pole October 21, 2011 at 9:51 pm

    ” le donne hanno accesso a importanti funzioni e posizioni di responsabilità.”

    Io vista l’esperienza avuta in Italia direi “Le donne di BELL’ASPETTO E DISPONIBILI hanno accesso etc etc”….🙂

  2. mattia October 22, 2011 at 10:52 pm

    fino a qualche tempo fa parlavano così anche di Cuba e del Messico, ma a me in 23 anni che sto al mondo non è mai parso di sentire neanche lontanamente che un barcone di americani fosse scappato a Cuba, piuttosto il contrario semmai….ma si sà, le notizie senza fonte sono da sempre le più attendibili non credi?

    un saluto🙂

    Mattia

    • jollyjokerreturns October 22, 2011 at 11:57 pm

      As a rule of thumb ho sempre considerato i flussi migratori di entrata/uscita come l’evidenza più cristallina a disposizione. Al di là di qualsiasi rapporto di HRW, Amnesty, Freedom house o quant’altro.

  3. Alex93 October 23, 2011 at 1:14 pm

    Grazie mille, molto utile🙂 Condivido

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: