Meccanismi sociali

“In God we trust; all others must bring data.” -W. Edwards Deming

Due numeri su FIM e FIOM

Ultimamente mi alambiccavo nel dare una spiegazione razionale del comportamento della FIOM, rispetto a FIM e UILM, nella successione di crisi di imprese metalmeccanice a partire dal 2007 (in particolare, ovviamente, in relazione alle vicende Pomigliano, Mirafiori, etc…). I motivi nello spiegare il diverso comportamento di due (o tre) sigle rappresentanti lo stesso settore produttivo possono essere le più variegate, e possono tenere in conto di fattori variamente ideologici, relativi alle credenze nel ruolo del sindacato, dello Stato e del diritto del lavoro nella protezione dei lavoratori rappresentati. Vista la dipendenza dal percorso passato, cioè dalla storia delle due sigle, soprattutto in un paese come l’Italia in cui nel “trentennio glorioso” i sindacati hanno giocato un ruolo tutt’altro che marginale, è difficile che le risposte, le riforme e i cambiamenti di atteggiamento avvengano in tempi rapidi rispetto alle mutate condizioni economiche, ed è perciò facile attendersi una certa pattern persistence (l’atteggiamento della CISL su Pomigliano, a esempio, non fa che mettere finalmente in pratica, dopo una sostanziale unità coi colleghi della CGIL negli anni ’60-’70, le idee dei propri padri fondatori, come Mario Romani, più che una rivoluzione ideologica).

Razionalità dei dirigenti sindacali a parte, che fanno invece i lavoratori? Se, come penso, alla fine la FIM si trova un pelino più avanti nella difesa della pagnotta, mentre la FIOM è ancora persa nella difesa delle “ragioni del cuore che la ragione non conosce” (oltre che di una concezione del ruolo del sindacato come collaterale a un diritto del lavoro forte e gestito da una coalizione politica nettamente pro-labour), mi aspetterei una tendenza al calo dei tesserati FIOM, a favore di quelli FIM. Nell’ultimo decennio i numeri sembrano andare in questa direzione. Niente di earth-shattering, sia chiaro (seguendo la linea di tendenza decennale tracciata la FIM raggiungerebbe la FIOM nell’arco di mezzo secolo), però, attendendo il censimento dell’industria e dei servizi 2011 per il totale addetti dipendenti del settore metalmeccanico, si può dire che, a parità ipotetica di addetti, la CISL sta aumentando la quota di iscritti (soprattutto negli anni della “grande crisi”), mentre la FIOM si trova in un trend stagnante, anzi, leggermente calante. Qui sotto il numero di iscritti e le linee di tendenza sull’ultimo decennio (da regressione lineare semplice: la FIOM perde mediamente 810 iscritti l’anno, mentre la FIM li aumenta di 2.739).

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