Meccanismi sociali

“In God we trust; all others must bring data.” -W. Edwards Deming

Si stava meglio quando si stava peggio, o della persuasione anarco-libertaria

Incappo in un estratto di For a new liberty di Murray Rothbard, in cui si cerca di spiegare come, “naturalmente”, in una società senza stato, sboccerebbe una versione retribuitva della pena meno violenta di quella oggi applicata, e fondata sul concetto di risarcimento. A supporto di tutto ciò si cita come, nel paradiso alto-medioevale, prima che lo stato rimettesse le sue manacce nelle dispute tra individui, tale era il concetto di pena effettivamente venuto a stabilirsi. Riporto l’estratto:

In the libertarian world, however, the purpose of imprisonment and punishment will undoubtedly be different; there will be no “district attorney” who presumes to try a case on behalf of a nonexistent “society,” and then punishes the criminal on “society’s” behalf. In that world the prosecutor will always represent the individual victim, and punishment will be exacted to redound to the benefit of that victim. Thus, a crucial focus of punishment will be to force the criminal to repay — make restitution to — the victim. One such model was a practice in colonial America. Instead of incarcerating, say, a man who had robbed a farmer in the district, the criminal was coercively indentured out to the farmer — in effect, “enslaved” for a term — there to work for the farmer until his debt was repaid. Indeed, during the Middle Ages, restitution to the victim was the dominant concept of punishment. Only as the State grew more powerful did the governmental authorities — the kings and the barons — encroach more and more into the compensation process, increasingly confiscating more of the criminal’s property for themselves and neglecting the hapless victim. And as the emphasis shifted from restitution to punishment for abstract crimes “committed against the State,” the punishments exacted by the State upon the wrongdoer became more severe.

Se si resta alla storia dell’alto medioevo aglo-sassone, e se fossi un eminente storico (ed economista, e filosofo, e teorico politico) almeno quanto Rothbard, solleverei alcuni punti, basati sulla History of the english law before the time of Edward I di Pollock e Maitland (vol. I, pp. 51-53):

  • La versione retributiva della pena che andava per la maggiore nell’alto medioevo, e anche prima, era quella della faida familiare, e non del risarcimento monetario;
  • Anche in tale paradiso senza stato, i wrong-doers potevano essere riconosciuti “nemici della comunità” (questo concetto tanto metafisico e inesistente quanto presente nelle menti di ogni uomo in ogni era) e messi al di fuori della legge, oltre a essere tenuti a pagare una multa alla comunità la cui pace era stata turbata;
  • Fu lo stato centralizzato a imporre un risarcimento monetario in luogo delle disastrose faide familiari, prima come tariffario indicativo per facilitare accordi arbitrali (comunque facoltativi), poi come scala di risarcimento obbligatoria, permettendo la faida solo laddove il perpetratore della violenza si fosse rifiutato di risarcire;
  • Lo stato centralizzato venne in aiuto (certo non disinteressato) a coloro che non riuscivano, individualmente, a obbligare i wrong-doers a offrire il risarcimento consuetudinario: la minaccia di faida e il risarcimento avevano dei costi di enforcement non nulli, a seconda della forza relativa delle parti.

Ma forse sbaglierei.

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