Meccanismi sociali

“In God we trust; all others must bring data.” -W. Edwards Deming

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Cambiare ragione sociale?

Importante articolo del Manifesto:

1. L’Italia ha dovuto inserire il pareggio di bilancio nella Costituzione. Le banche non hanno nessun vincolo del genere.

Questo perchè le imprese se non pareggiano prima o poi portano i libri in tribunale. Gli stati sovrani no. Possono inanellare deficit anno dopo anno. Ad libitum.

2. Per eludere i pochi accordi esistenti (vedi Basilea), le banche possono cartolarizzare i loro attivi e spostarli nel sistema bancario ombra. Basterebbe quindi spostare metà del debito pubblico italiano in un sistema statale ombra, per avere per magia un rapporto debito/Pil al 60% e rientrare nei parametri di Maastricht.

L’Italia ha messo sotto il tappeto il possibile per limare i parametri di Maastricht. Mai sentito parlare di CDP e spa pubbliche?

3. Prima ancora, mentre gli Stati si sono impegnati al 60% di rapporto debito/il, molte banche europee lavorano tranquillamente e da anni con leve finanziarie superiori anche a 40 a 1, ovvero con debiti che sono il 4.000% del loro patrimonio.

Il PIL non misura il patrimonio del paese Italia. Volendo, comunque, anche l’Italia può raggiungere una leva di 40 a 1. Magari prima o poi ci arriviamo.

4. Secondo le nuove regole europee, se l’Italia non rispetta gli impegni va punita e multata. Nessuna banca responsabile della crisi ha ad oggi pagato un euro di multa.

Nemmeno l’Italia ha mai pagato multe per eccesso di deficit.

5. Le banche hanno ricevuto liquidità illimitata all’1% dalla Bce. Gli Stati per finanziarsi devono rivolgersi ai mercati, ai tassi decisi dagli speculatori. Per statuto, la Bce non può aiutarli.

Eppure lo sta facendo. Presente lo SMP?

6. Non è solo la liquidità della Bce. Le banche in difficoltà vengono inondate di soldi. Quanti aiuti europei sono diretti a contrastare la disoccupazione o sostenere il welfare? Il vertice di fine giugno ha previsto 120 miliardi di euro per tutta l’Ue, in gran parte soldi già stanziati. Bruscolini rispetto alle migliaia di miliardi ricevuti dalle banche dal 2008 a oggi.

I fondi strutturali europei servono esattamente a questo. L’Italia ha potuto tranquillamente buttarli nel gabinetto.

7. Soldi, aiuti e piani di salvataggio per le banche arrivano senza nessuna condizione, né a bloccare la speculazione, né su cosa finanziare (ad esempio le rinnovabili e non i combustibili fossili). Nel caso (molto più raro e difficile) in cui gli Stati ottengano qualche aiuto, al contrario, questo arriva a condizioni durissime, com’è avvenuto in Grecia nei mesi scorsi.

I fondi strutturali arrivano senza particolari condizioni.

8. Le banche possono immettere nel sistema quantità illimitate di denaro, in particolare grazie ai derivati, che oggi rappresentano oltre il 70% del circolante. Agli Stati aderenti all’euro è proibita l’emissione di denaro.

Sheer nonsense.

9. Da mesi stiamo combattendo per abbattere lo spread e ridurre il tasso sui titoli di Stato. Le banche il tasso se lo fissano da sole, manipolandolo all’occorrenza (per informazioni, rivolgersi alla Barclays).

Anche l’Italia ha manipolato i tassi per più di un decennio. E’ bastato entrare nell’EURO.

10. L’unico obiettivo degli Stati è quello di dare fiducia ai mercati e di compiacerli. Al contrario banche e finanza non hanno nessun vincolo e nessun impegno verso governi o cittadini. Devono unicamente massimizzare i propri profitti.

L’Italia fortunatamente non massimizza il profitto ma la pressione fiscale, anche questo senza nessun impegno verso i cittadini. Apriamo una bottiglia.

Pare che il sistema Italia tutto sommato funzioni già da parecchio tempo come una banca 2B2F. Forse è questa l’idea di finanza pubblica congegnale al nostro Baranes. Dove sta la provocazione?

Aporie radicali

Ieri i deputati radicali si sono astenuti nel voto di sfiducia al ministro Romano, in polemica col secco no dell’aula a ogni proposta di amnistia, dicono. Non è un segreto, d’altronde, che i Radicali abbiano qualche riserva quando si tratta di politica e manette. Anzi, quando si tratta di manette e basta. Annalisa Chirico a esempio, giovane e vocale esponente di questa corrente radical-radicale, non a caso aborre “la carcerazione preventiva” e nutre “forti dubbi sulla stessa utilità dell’istituto carcerario” (e si dichiara contenta, pertanto, per la mancata autorizzazione all’arresto di Marco Milanese). Che a chi si proclami con toni altisonanti per “la rivoluzione liberale” sfugga la profonda frattura nell’eguaglianza di fronte alla legge tra un corpo privilegiato come il parlamento e il cittadino comune (che, ahilui, non ha alcuna “commissione per le immunità” che lo protegga da alcun “fumus persecutionis”, vero o presunto), ormai non stupisce nemmeno più. Il liberalismo a cui si rifà questa corrente ultra-radicale non ha alcuna rassomiglianza con quello che fu il liberalismo classico, a esempio, di un Dicey: quello che sosteneva come

In England the idea of legal equality, or of the universal subjection of all classes to one law administered by the ordinary Courts, has been pushed to its utmost limit. With us every official, from the Prime Minister down to a constable or a collector of taxes, is under the same responsibility for every act done without legal justification as any other citizen […]. The idea of the rule of law in this sense implies, or is at any rate closely connected with, the absence of any dispensing power on the part either of the Crown or its servants (Introduction to the study of the law of the Constitution, Part II, Chap. IV).

Che nel concreto questa frattura profonda nella Law of the Land operi tutti i giorni non sembra preoccupare i “liberali” all’italiana come la Chirico (scandaloso, a esempio, che “Milanese s’è salvato per il calcolo della Lega; per i radicali sarebbe finito in galera, senza processo” – in pratica, scandaloso che a Milanese sarebbero state applicate, nè più nè meno, le stesse garanzie disponibili a tutti i cittadini: detto questo, il Parlmento non è chiamato a decidere, come sembra implicare il post citato, di sbattere o meno Milanese in galera, decisione che pertiene a un altro Potere). Ma forse questo è il problema minore. Non solo tale disuguaglianza fondamentale non suscita gli strali che, a esempio, vengono rivolti alla “violazione del diritto naturale” provocata dal Censimento ISTAT: in qualche modo viene realizzato un miscuglio improprio tra diritti naturali della persona e attività politica. Pare, infatti, che Milanese-Papa-Romano abbiano non solo il diritto, finchè son fuori dalle patrie galere (o magari ache dopo?), di partecipare all’attività politica del loro paese: pare abbiano anche il diritto incondizionato di governare. Partendo dall’assunto, evidentemente correto, che nessuno può essere imprigionato se non a seguito di una condanna definitiva (ma, anche qui, vediamo come la Chirico nutra qualche dubbio), si arriva a sostenere che allontanare, magari temporaneamente, da posizioni di governo una persona indagata per gravi reati equivarrebbe a sbatterlo in galera (una mozione di sfiducia equivarrebbe a una “lapidazione” – vien da chiedersi quanto valga la pena di prendere sul serio l’opinione di una persona che non fa che confondere giustizia penale e politica, accusando la parte avversa esattamente dello stesso “delitto”, tirando in ballo come autorità morale in questione niente meno che Mario Sechi). Si invaderebbe, in qualche modo, il suo diritto incondizionato a governare fino a condanna definitiva. Che questo diritto incondizionato a governare in effetti non esista è immediatamente evidente a chiunque si sia esercitato a qualche riflessione sul concetto di “diritto naturale” dell’individuo. Gli stessi pensatori anarcoidi, che, più in linea col liberalismo classico, sostengono l’inesistenza di “diritti sociali” positivi in analogia ai “diritti naturali” negativi, sostengono, senza fare un plissè, che esista un diritto positivo a governare: Papa-Milanese-Romano hanno il diritto a che vengano lasciati nelle loro posizioni di governo incondizionatamente, no matter what. Di più: lo stesso sospendere il giudizio su una persona sottoposta a indagine (in luogo dell’atto positivo dell’accordargli piena fiducia) è sintomo di una cultura incivile e barbara. Quanto poco c’entri col liberalismo classico tale modo di pensare è evidente a chiunque abbia appreso determinati principi dalle vive pagine dei loro propugnatori e non dalle dispense della LUISS. Indicativo poi come, mentre per liberali d’ogni sponda la Common law si configuri come la migliore difesa delle libertà individuali (ne ha parlato diffusamente Bruno Leoni in un ciclo di conferenze tenute negli anni ’50 raccolte in Freedom and the Law), la Chirico lamenti, più che la ratio dell’articolo 416-bis c.p., l’illegittimità della natura giurisprudenziale (nonostante in realtà codificato già nel 1982) del reato ascritto a Romano (ma quando si tratta di Eluana Englaro la giurisprudenza fondata sul precedente fa comodo, vero?); ancora più indicativo il suo completo rigetto della prassi costituzionale come di pari rango alla Costituzione stessa: “la mozione di sfiducia (di per sé una prassi non prevista dal dettato costituzionale) è un atto politico” (anche questo in realtà, ahimè, è falso, essendo detta consuetudine considerata di rango costituzionale ed entrata perciò a far parte in modo positivo dell’ordinamento italiano, a seguito di una pronuncia della Corte Costituzionale del 1996). Una rilettura, magari tramite il Dicey sopra citato, di quello che nei paesi (realmente) liberali si considera costituzione, potrebbe aiutarla a schiarirsi le idee. Così come qualche nozione di Common Law potrebbe aiutarla a capire come, in assenza di norme esplicite in un senso o nell’altro, portato il problema davanti al giudice una decisione è richiesta.

Continuando nell’analisi del pensiero radical-radical, sempre la Chirico, in un post piuttosto rivelatore, cerca di sostenere come il liberalismo classico (di Constant, De Tocqueville, Popper o Hayek) sostenesse niente meno che una posizione di “relativismo etico”. Il pensiero del fatto che il liberalismo evidentemente sia una posizione morale ed etica non sembra sfiorare la giovine radicale: il liberalismo sarebbe, per riprendere un’espressione di Putnam, una “God’s eye view” dal punto di vista morale. Ancora, attribuire una linea di pensiero simile (i.e. relativistica dal punto di vista morale) a Constant o De Tocqueville (o a Popper!) è una evidente baggianata sesquipedale per chiunque si sia preso la briga di studiare le basi di detto liberalismo classico. Non dovrebbe nemmeno essere possibile, seguendo tale linea di pensiero, giudicare moralmente, dibattere, esprimere opinioni, consigliare o consultarsi. Bisognerebbe tacere, dacchè, secondo questa interpretazione, individualismo equivarrebbe alla sostanziale inesistenza degli altri. E’ ovvio come qui si confonda la libertà individuale dalla coercizione con la libertà che gli altri non ci giudichino o consiglino nel corso della vita quotidiana. La mia libertà a non ascoltare giudizi morali sul mio comportamento da parte di altre persone supererebbe la libertà di parola del mio prossimo. Tacete, maledetti moralisti neo-puritani! Con questo ill liberalismo Milliano di On Liberty viene definitivamente messo sotto i tacchi. Per non parlare, poi, delle maldirette vuote ciarle sullo “Stato etico”. Che i cittadini giudichino moralmente (e quindi politicamente – come scriveva l’altro malcitato Robert Nozick, la filosofia morale è la base della filosofia politica) i propri governanti è, fondamentalmente, la base di una qualsiasi democrazia liberale. Lo Stato etico, nella tradizione Hegeliana, corrisponderebbe invece alla relazione inversa: lo Stato come sintesi e garante della moralità del popolo. Che si prenda l’etichetta di Stato etico, la si separi dal suo significato originale, e la si appiccichi alle normali regole del gioco democratiche è una operazione aberrante, attenuata solo dal fatto che probabilmente è frutto di ignoranza zelota più che di disonetà bella e buona. D’altronde, che aspettarsi da una persona che (con tanto di citazione di Rothbard) considera l’essere “oltre la destra e la sinistra” una posizione “neutra”, sovra- o oltre-morale? Quanto sia incoerente tale interpretazione del pensiero liberale è svelato dall’applicazione di tali principi svelati da questa puntatina ad Annozero della Chirico: sostiene di essere poco interessata alle storie di letto del Berlusconi, mentre sarebbe più interessata a parlare di fattacci come l’inserimento della Minetti nel listino blindato di Formigoni alle Regionali. L’idea che l’inserimento della Minetti sia scandaloso esattamente e solamente perchè conosciamo le storie di letto che collegano, in questo caso, patrono e cliente, anche qui, non sembra sfiorare la rivoluzionaria liberale. Mettere in scatole a compartimenti stagni ciò che prima era saldamente connesso sembra essere una delle attività predilette della giovane blogger radicale. Così come la filosofia da supermercato dei sedicenti liberali all’italiana (ricordate l’Ostellino che dopo il voto a Pomigliano consegnò al mondo la buona novella della “vittoria dell’individualismo metodologico“?) sembra essere ormai un vezzo, una semplice foglia di fico per portare avanti una filosofia anarcoide del tutto incoerente e completamente scollegata dal pensiero liberale classico.

Update 04/10/2011: in un’intervista a Nota Politica, la Chirico chiarisce ancora meglio il suo concetto di liberalismo-secondo-me:

Oggi anche tra i radicali c’è una tensione rispetto alla questione del garantismo e al rapporto tra politica e giustizia. Ma dobbiamo avere il coraggio di dire che quando il parlamentare è in carica non è un cittadino comune ed è giusto prevedere delle forme di immunità. Aggiungo che non mi sono piaciuti nè il voto su Papa nè quello su Milanese perché ritengo che il fumus persecutionis sia una grande ipocrisia. D’altro canto c’è da dire che le regole attuali sono sbagliate perché in base ad esse la privazione della libertà personale di un soggetto viene affidata al calcolo politico tra i partiti.

E’ così difficile comprendere che la decisione sulla “privazione della libertà personale”, anche per i parlamentari, è affidata a un giudice, come per tutti i cittadini, mentre l’autorizzazione parlamentare all’arresto costituisce una ulteriore guarentigia, questa si di natura politica e partitica, che nulla ha a che vedere con la procedura penale che in uno stato di diritto dovrebbe essere egualmente applicata a tutti i cittadini? Sempre più convinto dei danni profondi dell’esporre menti evidentemente impreparate a Rothbard…

Minus habens libertarians

Per quei bleeding heart liberioti de’ noantri che ciarlano dell’estrema violenza nei confronti dei diritti del cittadino del censimento o della scandalosa violazione della privacy del Gran Puttaniere: occuparsi dei miliardi di tasse che matureranno in futuro grazie all’incapacità di questo governo fa molto poco libertarian?

Differenza Spread Italia-Spagna (in rapporto ai bund tedeschi decennali) – Da Lavoce.info

What’s wrong with post-modernism

That it actually takes a lot of effort to say nothing with so many words, hastening the heat death of the universe with no beneficial effects at all in the run-up.

Vendola e la sospensione dell’incredulità

Riporto una breve citazione da Bambi contro Godzilla del regista-sceneggiatore David Mamet:

Quando entriamo al cinema, abbassiamo la guardia. E’ necessario farlo, perchè resistere, insistere sulla verosimiglianza nel dramma, significherebbe privarci della gioia.

Chi guarderebbe tutto quel cartone animato pensando continuamente: «Ehi, un attimo, gli elefanti non volano!»?

I politici (e in particolare quelli di destra, sia in America che in Gran Bretagna) hanno capito bene il meccanismo della sospensione dell’incredulità e, dalla seconda guerra mondiale in poi, hanno allestito le proprie campagne politiche come dei drammi, scegliendo temi, slogan, appelli che infiammano l’opinione pubblica e costruendo ad arte dei “cattivi”.

Questo approccio ha posto i loro avversari in una condizione di serio svantaggio; mentre la destra mette in scena un thriller, infatti, dall’altra parte si continuano a tenere conferenze (lo strumento preferito dalla sinistra).

Pare invece che, almeno in Italia, con la “novità” dell’abile affabulatore Vendola (a parlare è bravo, oh se è bravo) si sia ormai colmato il divario, grazie al recupero «della narrazione come elemento comunicativo cruciale in politica». Ma, come il “thriller” della destra, il romanzo popolare della sinistra difficilmente può essere considerato un progresso.